Il dolcetto

Ecco, ancora uno poi basta. La mano di Manuela afferra il dolcetto. Lo guarda come per poterselo ricordare bene nel prossimo futuro e, con la coscienza dell’ultima chance, lo mette voluttuosamente tra i denti per addentarne un pezzetto: intende far durare il piacere il più a lungo possibile. Lo affronta a piccoli morsetti che affondano nella cialda croccante che cede scricchiolando e rivelando un morbido dolce ripieno di mandole e nocciole. Mastica lentamente, indugia con il goloso bolo sulla lingua finché questo si squaglia e scompare. Un altro morsichino – forse ce ne sta ancora uno, forse due, se lo amministra bene – mentre Manuela sente già montare la disperata nostalgia per il ghiotto bocconcino che sta quasi per finire. E’ l’ultimo, ripete a se stessa, è l’ultimo. Il dolcetto è scomparso e ancora Manuela ripulisce i denti con la lingua alla ricerca di scaglie nascoste, incastrate tra gli spazi. Assapora gli ultimi residui ma, ora, è davvero tutto finito. Tra poco, lo sa bene, anche il sapore lentamente si dissolverà e non rimarrà più nulla.

E’ passato qualche minuto e il braccio, sospinto da volontà propria, si allunga verso il vassoio. Manuela non se n’è quasi accorta, ma la mano sta per atterrare sul vassoio. Sorpresa da sé stessa, fa finta di niente e senza distogliere lo sguardo dal monitor, la ritrae vergognosa, ricordando a sé stessa la promessa fatta. Non può cedere così. Ricomincia a lavorare cercando concentrarsi ma non riesce a focalizzare la sua attenzione, il pensiero vaga senza direzione. Il dolcetto la chiama, urla, impone la sua presenza, richiede attenzione. Manuela raddoppia lo sforzo e fissa lo schermo del computer con ostinazione, come per trarne a forza l’ispirazione necessaria. La pagina è quasi bianca e le poche righe navigano disordinate nel vuoto delle idee. Manuela si sente frustrata e stanca e, riflettendoci bene, tutto quello sforzo è inutile: che sarà mai un dolcetto in più! Che male può fare? Riflette ancora per qualche istante poi, messo da parte l’orgoglio, stende il braccio e la sua mano smaniosa plana sul vassoio vuoto.

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